Il Cus Ferrara Rugby riparte con slancio ed entusiasmo, forte di una prima squadra maschile e una femminile pronte a dare battaglia nei rispettivi campionati, e un imponente settore giovanile, con tre formazioni iscritte ai tornei regionali e un minirugby in continua espansione. Più che una società, una grande famiglia – quella presieduta da Stefano Cavallini –, espressione del presente e del futuro del rugby ferrarese. La squadra di punta è ovviamente quella maschile di serie B, allenata da Andrea Fabbri, che domenica scorsa ha debuttato con una brutta sconfitta sul campo della Bassa Bresciana. I bianconeri devono fare i conti con la pesante assenza di Villoresi, il giocatore sul quale era stato incentrato il mercato estivo, vittima di un brutto infortunio al ginocchio che lo terrà lontano dai campi almeno fino a febbraio. La Txt punta comunque ad una salvezza tranquilla, grazie agli acquisti mirati e a un gruppo che è maturato dopo l’esperienza della scorsa stagione. Oggi pomeriggio alle 15,30 al «Trevisani» i ragazzi di Fabbri hanno l’occasione per un pronto riscatto contro il Valsugana Rugby Padova, formazione imbottita di giovani reduci dalle finali nazionali under 20, capace di battere 36-0 il Villorba all’esordio. Debutto casalingo anche per le «Velenose», che due settimane fa hanno svolto una proficua tournée in Inghilterra. Il team femminile targato Naturhouse guidato da Rizzati partecipa alla serie A e giocherà in contemporanea alla Txt alle 15,30 sul campo 2 del Cus contro il Bologna. Una vera e propria festa del rugby, quindi, oggi pomeriggio sui campi di via Gramicia, iniziata in realtà ieri mattina con la presentazione ufficiale, impreziosita da un ospite d’onore d’eccezione: il direttore generale della Benetton Treviso, nonché commentatore Sky, Vittorio Munari, che ha deliziato la platea con curiosi aneddoti, ricordando ai giocatori di onorare sempre lo spirito del rugby. «Troppo spesso ci vantiamo dei valori del rugby senza perseguirli fino in fondo – ha ricordato –. La vera vittoria non è quella che si conquista quando si taglia il traguardo, ma quella che si ottiene nella quotidianità, la conseguenza del lavoro fatto in allenamento. Dobbiamo farci paladini di questo modo di intendere lo sport, trasportandolo anche nella vita quotidiana».
Stefano Manfredini